Pubblicato: 16.12.24
Peter Perathoner: 75 anni, 26 edizioni della Gardenissima
PETER PERATHONER
classe 1949. Gran appassionato di sport, corsa in montagna, maratoneta, sci alpinismo, maestro di sci, partecipe dalla prima edizione ad oggi. Come dire, 75 primavere sulle spalle e non sentirle. A 75 anni ancora in pista per sfidare il tempo.
Come è nata la storia tra Lei e la Gardenissima?
Ai tempi della prima edizione, sin da subito mi è sembrata una manifestazione alla quale non volevo mancare. La vedevo come uno slalom “gigantone” di 6 km, alle porte di casa con la partecipazione di atleti di livello internazionale con la quale potersi confrontare. Il tutto ha stimolato la mia voglia e curiosità di volerci provare. Spesso nella vita mi è capitato di farmi attrarre da cose fuori dal comune e straordinarie. Ho iniziato così e mi trovo ancora qui.
26 edizioni, si riesce a distinguere l’una dall’altra. A trovare quella che la si ritiene indimenticabile e quella che invece si vorrebbe dimenticare il più in fretta?
Sicuramente ogni edizione fa storia a sé. Le unisce la soddisfazione di arrivare all’arrivo. Naturalmente nelle occasioni in cui sono riuscito a salire sul podio, anche su quello più alto della mia categoria, hanno lasciato un sapore più dolce e piacevole, così come nelle due edizioni nella quale non sono riuscito a terminare la gara per avere saltato una porta, il sapore era un pochino più amaro.
Perché partecipare 26 volte alla stessa competizione? Ha un significato particolare o personale per Lei?
A me piace sciare, fare gare e confrontarmi con gli altri, nonché con me stesso. La Gardenissima con le sue peculiarità sotto a vari aspetti è sicuramente una competizione che mi fa vivere emozioni forti e sensazioni straordinarie.
Quali le maggior differenza tra le prime edizioni e le ultime?
La maggior differenza è data dal fatto che le primavere trascorrono inesorabilmente (risatina da parte di Perathoner hi..hi..hi..) dunque l’affaticamento si nota sempre di più. La soddisfazione di tagliare il traguardo è rimasta immutata. Sempre particolare.
In merito al tracciato non noto differenze rilevanti, piuttosto per il fondo nevoso, perché oggigiorno è preparato ancora meglio dei primi anni nella quale comunque era già fatto molto bene.
Può elencare i punti strategici del percorso e quelli più insidiosi?
La prima parte, quella più ripida e tecnica per intenderci, partendo in copia, può rilevarsi determinante se si gareggia assieme ad un concorrente che è pressoché dello stesso livello, in quanto sotto la baita Daniel, quando il tracciato diventa unico, è importante infilarsi per prima, altrimenti diventa impresa ardua riuscire sorpassare l’avversario. Anche il passaggio del “canalone” della pista del Col Raiser si rileva insidioso per due motivi. Il primo perché si passa da una zona di sole all’ombra, con conseguente passaggio di una – due porte durante la quale sembra sciare a fari spenti, e poi per essere il pendio che precede l’ultima parte in piano dove conta affrontarla nel modo migliore per portarsi a presso una buona velocità in uno punto della pista dove la parte superiore delle gambe e non solo “bruciano” parecchio, così come si usa dire in gergo.
Cosa spinge a trovare il proprio limite in una gara così estenuante come la Gardenissima?
La passione, la voglia di cercare sempre il proprio limite, il percorso particolare immerso in contesto naturale di rara bellezza.
Si sente di dare suggerimenti agli organizzatori per il futuro della manifestazione?
La perseveranza nel tempo testimonia l’ottima organizzazione, dunque dare suggerimenti non è per nulla facile. Pure le condizioni meteo e della neve sono sempre pressoché ottimali; quindi, non posso che suggerire di continuare con immutata professionalità e passione.
Per quante edizioni si vedrà ancora Peter Perathoner?
Ohhh ma quello non posso rilevarlo ha…ha…ha…Scherzi a parte finché la salute mi assistente e non subisco infortuni di alcun genere, intendo partecipare.

