Pubblicato: 16.12.24

Peter e Teresa Runggaldier, due generazioni sulla Gardenissima

PETER RUNGGALDIER

soprannominato Runghi, è un ex sciatore alpino italiano. Classe 1968, specialista delle prove veloci, contribuì a far emergere, negli anni Novanta, lo sci alpino italiano (tradizionalmente più competitivo nelle specialità tecniche) anche nelle gare di discesa libera e supergigante. Vincitore di una medaglia iridata, a Saalbach-Hinterglemm nel 1991 e di una Coppa del Mondo di supergigante, stagione 1994-95. Inoltre, in Coppa del Mondo, conta 12 podi, di cui 2 vittorie, nonché due partecipazioni ai Giochi Olimpici a Lillehammer nel 1994 e a Nagano nel 1998. In aggiunta, ha concluso presso più di una ventina di volte la Gardenissima. Padre di due figli tra cui Teresa che ha seguito le orme del papà.
 

TERESA RUNGGALDIER

sciatrice alpina italiana, specialista delle prove veloci originaria di Selva di Val Gardena e figlia di Peter. Attiva, in campo internazionale, dal novembre del 2015, ha esordito in Coppa Europa il 10 gennaio 2017 a Saalbach-Hinterglemm, dove papà Peter aveva vinto la medaglia iridata nel 1991, in discesa libera (27ª) e in Coppa del Mondo il 26 gennaio 2021 in Val di Fassa nella medesima specialità (39ª); il 5 febbraio 2024 ha conquistato a La Thuile in supergigante la prima vittoria, nonché primo podio, in Coppa Europa. Reduce dalla miglior stagione agonistica in Coppa del Mondo, si cimenta, salvo imprevisti, a percorrere le oltre 110 porte della Gardenissima per la seconda volta.



Era più difficile gareggiare in pista oppure seguire la figlia da fuori pista?
Peter: Senza dubbio, era più facile essere in pista e gareggiare per me stesso, piuttosto che seguire la figlia da bordo pista, con la tentazione di volerla sempre aiutare. Di fatto ho sempre “sofferto” di più a guardare piuttosto che partecipare.

Sperato o sognato che la figlia seguisse le orme del padre oppure auspicava una vita diversa?
Peter: Di certo lo sci mi ha dato veramente tanto, facendomi vivere emozioni straordinarie e sensazioni forti, potendo seguire e realizzare i miei sogni. Dunque, è un pezzo di vita che, sinceramente, ho sempre desiderato condividere e augurare a Teresa di vivere le stesse emozioni. Detto ciò, non ho mai forzato a mandarla sugli sci e tanto meno ad intraprendere una tale carriera professionistica. Quindi è stata una sua libera scelta di sciare per professione.

Hai mai dato suggerimenti e consigli a Teresa? Se sì, com’era la reazione?
Peter: Sì. Ogni tanto le ho dato dei suggerimenti. La reazione non è stata sempre positiva, perché essendoci diversi anni di differenza, si pensa che la “vecchia scuola nello sci” sia tutt’altra cosa del giorno d’oggi. Invece, secondo me, non è proprio così. Certo che tante cose sono diverse, ma certi principi di base valgono benissimo pure ai giorni nostri.

Quanto ha influito papà Peter nella decisione di voler far la sciatrice professionista?
Teresa: Sicuramente, avere il privilegio di crescere con un campione come papà in casa è sempre bello ed ha inciso sulla mia passione, divenuta poi una professione. Il fatto di avermi lasciato liberamente provare diversi sport, quand’ero piccola, come danza classica, pattinaggio artistico, giusto per citarne alcuni, mi ha aiutato a non sentirmi per nulla sotto pressione, in questo senso. Dopo, ripeto, ha prevalso la voglia di cercare di imitare le gesta e i successi di papà; dunque, alla fin fine lo sci ha prevalso sugli altri sport provati.

Ritieni un vantaggio avere un padre ex sciatore della nazionale? Se sì, in quali momenti della carriera?
Teresa: Certamente lo ritengo un vantaggio, oltre che un privilegio. Essere seguiti da un padre competente, con tanta esperienza è un valore aggiunto sia nei momenti belli ma pure in quelli più difficili. Il motivo è semplice: quando hai voglia di fare un allenamento, oltre a quelli in programma, c’è sempre una persona che, oltre ad essere il papà, è una persona esperta in materia. Sa come seguirti, sempre con le parole giuste nei momenti giusti. Specialmente quando il momento della stagione non è favorevole, ti può dare dei suggerimenti e nessuno come lui lo sa fare bene, senza mai interferire o, peggio ancora, contraddire ciò che mi viene insegnato dai miei allenatori. Ma anche nei momenti belli, a me fa piacere avere papà vicino, sapendo che anche lui ha vissuto tante gioie durante la sua carriera.

Tre parole per descrivere Teresa?
Peter: Teresa è una ragazza gioiosa, le piace divertirsi con le amiche e con gli amici, nonostante ciò, ama lo sci in modo tale da occupare gran parte della sua vita e sarebbe pronta a fare di tutto per fare ciò che ama di più nella vita. Questo fa di lei una che non ha troppi timori sulle alte velocità.

Tre parole per descrivere papà Peter?
Teresa: Testardo, molto determinato e dai modi gentili.

L’insegnamento più importante che hai ricevuto da tuo padre?
Teresa: Di lavorare a testa bassa. Credere ai sogni, anche se sono pochi quelli che si realizzano, e impegnarsi per continuare a migliorarsi.

L’insegnamento più importante che hai ricevuto da tua figlia?
Peter: Ogni persona può insegnare qualcosa alla prossima, quindi anche una figlia ad un padre. Tra le varie cose, mi ha insegnato che si può vivere e praticare sport con spensieratezza e senza preoccuparsi più del dovuto.

Una dote e un difetto nella sciata?
Teresa: Una dote la ritengo, nonostante il rispetto per i tracciati, la mancanza di paura. Un difetto è fare fatica nei piani ed essere poco scorrevole.

Quali sono gli argomenti su cui concordate di più e quali quelli su cui avete meno intesa?
Peter e Teresa: Concordiamo sui margini di miglioramento sotto l’aspetto tecnico. Essendo di due tipi di apprendimento diverso, o detto diversamente, uno “di vecchia scuola” e l’altra con sistemi di allenamento moderni, c’è meno sintonia, ad esempio, sulla preparazione atletica.

Come definisci il rapporto con la Gardenissima?
Peter: La Gardenissima è sempre stata, per me, una manifestazione molto bella. Non a caso mi sono già trovato una ventina di volte al cancelletto di partenza. Se ci si presta a vivere la 27ª edizione vuol dire che piace ed è organizzata molto bene in ogni singolo dettaglio. Non c’è dubbio che sia molto impegnativa sotto l’aspetto fisico; perciò, ogni anno devo valutare se la mia preparazione fisica mi permette di partecipare o meno.
Teresa: Avendo partecipato in una sola edizione, per altro non portata a termine, non posso dire molto. Tuttavia, sin da subito mi sono resa conto che l’atmosfera è diversa. Pure la tensione è differente. Se da un lato si sente meno la pressione, dall’altra comunque bisogna rimanere sul pezzo e ben concentrarsi in quanto la discesa di circa tre minuti e mezzo non ti consente grossi errori e tanto meno distrazioni. È pur sempre uno sforzo, sciisticamente parlando, fuori dal comune.

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